Martae è il nom de plume di una giovane artista del pordenonese, Marta Boraso, che frequenta il conservatorio Benedetto Marcello a Venezia e che è venuta a farci visita InSoffitta raccontando un po' di sé e del suo rapporto con la musica.
Un incontro, quello con la musica, nato da sempre, ma che solo quattro anni fa si è concretizzato in un progetto che l'ha portata ad incidere un suo EP (di prossima pubblicazione).
“L'esperienza della registrazione in studio”, racconta, “ha richiesto un'intera settimana di lavoro, a suonare fra quattro mura di vetro, nello studio Edac di Como”.
Proprio in quella occasione ha incontrato dei compagni di viaggio che l'hanno affiancata in questa avventura (e anche InSoffitta) e che, pur non avendo mai suonato assieme prima, hanno dato vita ad un'alchimia istantanea, “suonare con loro è estremamente stimolante, si tratta di un feeling musicale, ancor di più, di un'esigenza umana. Tutto sarebbe meno completo e meno potente da solista”.
Ma qual è il motivo che spinge Martae a scrivere e a suonare? La risposta risiede nella sua personalità: lei si definisce camaleontica, molto incoerente e aggiunge che difficilmente le sue sensazioni permangono nel tempo e rimangono tali senza fluire continuamente.

Ma perché proprio la musica, fra le infinite vie di espressione artistica, la affascina così tanto? La risposta è intensa e da essa traspare la simbiosi con cui Martae vive il suo mondo artistico: “Solitamente mi sento come anestetizzata, ma l'esperienza musicale riesce a strapparmi le viscere, a mangiarmi viva, anche se non succede sempre, perché anche se sei in cerca della sensazione non sai se arriverà, è una sorta di droga-schiavitù. Non c'è niente altro che mi faccia stare così anzi, ancora di più, non posso essere altro, non posso essere altrimenti”.
Questo desiderio viscerale si traduce nel desiderio di scrivere, di suonare i suoi pezzi e di tradurre tutto questo in un lavoro, vivendo di questa necessità e di questa consapevolezza, facendo conoscere a quanta più gente possibile il frutto di questo lavoro su sé stessa costruendosi pian piano una carriera di inediti.
Martae ci spiega come in un progetto musicale per lei, nonostante voglia fare il contrario, il sentimento ancora prevalga sulla progettualità; spiega questa antitesi con un esempio “Le chitarre possono mandare il suono in fuori, verso gli altri, facendosi sentire, e allora hanno un suono bellissimo, oppure mandare il suono verso di te, rendendo tutto più intimo ma personale. È sbagliato che piaccia di più il suono verso di te, che non va verso il pubblico, e in qualche modo lo esclude, ma io non ce la faccio, sono ancora un po' grezza, per me ancora viene prima il sentimento, o meglio il sentire”.

Coerente con questa necessità è la scelta del conservatorio, che si mostra come via privilegiata per il perfezionamento “nella musica classica sei inquadrato e la componente istintuale viene meno, ciò può essere deleterio a causa di un “inscatolamento” dovuto all'istituzionalizzazione, tuttavia è troppo facile dire quello che vogliamo se non veniamo ostacolati, è facile lanciare i sentimenti addosso a qualcuno, ma se io questi li rielaboro, è come se si fossero evoluti, se fossero diventati più invincibili. Si fortificano rispetto a prima, perché hanno superato un ostacolo”.
Per concludere, un consiglio di Martae diretto a chi vuole intraprendere la via della musica “ci sono mille strade e ognuna di queste è valida: buttati, è meglio fallire che non provare, ma fallire con il cuore”.
InSoffitta Martae presenta Venere.

Venere - Martæ inSoffitta