Love in Elevator è un progetto musicale nato ben sedici anni fa, nel 2004, vanta quindi una lunghissima esperienza in studio e in Live.
L'attuale formazione è composta da: Anna Carazzai, chitarrista e voce della band, nonché componente della primissima formazione. Alla batteria Andrea Volpato e al basso Federico Mellinato. Tutti Veneziani. Il primo Ep "Venoma" esce nel 2004, subito seguito nel 2005 dal primo album "Sue Me": "Era tutto punk hardcore, ed anche molto incasinato, ma l'importante era trovare una via per esprimersi in qualche modo". Nel 2008 esce il secondo disco "Re-Pulsion" e a brevissima distanza, nel 2010, il terzo album, per la prima volta completamente in italiano, "Il giorno dell'assenza".
Infine nel 2019 "Lies to Stars".

"Non ci piace definirci in un genere, anche perché in tutti questi anni ne abbiamo sperimentati parecchi: da hardcore ci siamo spostati al post-punk del secondo, arrivando allo shoegaze del terzo. L'ultimo infine è in un formato più pop, più digeribile nella forma, in modo che si riesca a dire ciò che si deve, tuttavia certamente non è commerciale". Fra gli ascolti che più li hanno influenzati in quest'ultimo lavoro troviamo Fugazi, Siouxsie Sioux e gli Shellac, ma ovviamente si tratta solo di alcuni nomi a titolo d'esempio. "Lies to Stars", nasce in sala prove, quindi, a differenza dei precedenti lavori dove i pezzi venivano pensati prima, il processo è risultato molto rapido, naturale e senza sovrastrutture.

È Anna che si occupa dei testi, una passione la sua che porta con sé sin dall'infanzia: scrive infatti sin da quando era piccola. Riassume così l'importanza che hanno per lei i testi e le parole giuste in un brano: "Le parole contano. Andrebbe considerato maggiormente il fatto che scrivere musica è comunque creare arte, e che non tutti ne sono capaci. Scrivere e creare non sono lo stesso di saper semplicemente eseguire". I Love in Elevator hanno suonato in tutta Europa, dall'Inghilterra, alla Germania, alla Svizzera e in Francia. Consapevoli di queste esperienze motivano così la scelta di scrivere in inglese: "Il cantare e lo scrivere in italiano può portare seguito in Italia perché al pubblico italiano piace il "bel canto", ma all'estero portare qualcosa in italiano è sostanzialmente impossibile se non addirittura inutile". Raccontano di come, a differenza dell'Italia, nel resto d'Europa ai concerti tutti ballano, tutti partecipano insieme attivamente alla band, e c'è talmente tanta partecipazione che alla fine il pubblico è parte del concerto stesso: "Qua invece si analizza molto di più ogni aspetto e si chiede continuamente fino alla fine "ma questo ti piace o no?". C'è troppa analisi critica e poca voglia di sentire ciò che è nuovo".

In Italia c'è una mancanza di educazione musicale che ha portato ad un ascolto solo passivo della musica, soprattutto per radio, complice anche la politica di trasmissione che vincola le emittenti ad una certa messa in onda, privandole della discrezionalità sui contenuti. La situazione peggiora quando, di pari passo alla chiusura dei locali per l'eccessivo carico di burocrazia, l'attenzione viene rivolta ai cantanti attorno ai quali le Major creano "hype", e sono gli unici artisti capaci di richiamare il pubblico. All'estero invece la gente va a vedere qualunque gruppo, perché viene considerata arte e crea sempre curiosità. Anna aggiunge inoltre un dettaglio importante che si tende a trascurare: "All'estero si finisce prima di lavorare, verso le 16:00-17:00, di conseguenza anche i concerti iniziano prima e virtualmente una persona può andarci ogni sera della settimana. In Italia questo è inconcepibile perché gli eventi non iniziano mai prima delle 22:00, e quindi tutto viene relegato al week-end, quando le persone non lavorano, concentrando un'infinità di eventi in un paio di serate. Più che un piacere diventa un supplizio".

Love in Elevator - Iupiter