Enrico Maria Milanesi, artista pordenonese con due album alle sue spalle e un terzo in cantiere, a 8 anni inizia lo studio del pianoforte a cui segue quello della chitarra classica ed elettrica, partecipa a numerosi workshop specializzandosi nello stile del fingerstyle (un genere di nicchia che ha diverse declinazioni: dal Blues, al Jazz, al pop, ecc...). Ha iniziato a farsi conoscere al pubblico con la sua partecipazione ai concorsi di “Acoustic Franciacorta” nel 2015 (che lo vede vincitore) e a quello di “Guitar Master” in Polonia nel 2016.
Il suo stile si caratterizza per la commistione di elementi degli stili (e strumenti) più vari, anche se in lui predomina l'attenzione per la chitarra classica-acustica e il piano.

InSoffitta gli abbiamo chiesto un consiglio per i giovani che desiderano intraprendere la via della musica, ecco la risposta: “trovare qualcuno che ti appassioni e ti dia emozioni, trovare degli artisti di riferimento”. Fra i suoi di riferimento ci sono tutto il periodo romantico della musica classica (in particolare Tchaikovsky ed Edvard Grieg), i pianisti Jazz (ma solo fino a che rimane comprensibile), i chitarristi contemporanei George Benson, Antonio Forcione, Tommy Emmanuel, e fra le giovani promesse Antoine Boyer e Soenke Meinen, senza dimenticare l'influenza del rock classico di Eric Clapton e dei Dire Straits”.

A inSoffitta ha dichiarato che “nella musica si esprimono emozioni, quindi ovviamente deve essere l'artista a esprimersi”, "se non piace a te quello che fai, perché dovrebbe piacere agli altri?!" e che "parto dal presupposto che faccio solo quello che piace a me, però mi da molta gioia il fatto che gli altri apprezzino quello che faccio".

E i social? "Suonare in giro (dal vivo) è ancora l'obiettivo, le visualizzazioni possono essere uno strumento" "il senso della musica è trasmettere emozioni alla gente, che sia con un live o con un video 1 minuto va bene lo stesso ma i social stanno influenzando troppo la cosa, i chitarristi si stanno adeguando per fare cose da un minuto e questo fa venir meno l'arte. Può essere stimolante, ma sotto un profilo formale è molto diverso, sul palco bisogna avere un repertorio di molti pezzi di anche più minuti”.

Quindi al centro della musica ci sono l'artista e il suo pubblico? "Il rapporto con le persone è fondamentale mentre si suona, perché la gente che ascolta, anche se non è musicista, alla fine apprezza" “ma in generale nell'arte dev'esserci prima l'artista delle esigenze esterne, nei talent invece l'importante prima è creare il personaggio".

Il pezzo con cui si presenta a InSoffitta, Tig Cóilí, trae origine da un viaggio in Irlanda, il titolo del brano stesso è un rimando al nome del Pub dove ha assistito all'esibizione di un gruppo che suonava in acustico senza amplificazione. “Da qui l'ispirazione per le atmosfere irlandesi e tradizionali del brano che da subito nasce per due chitarre. Diviso in tre parti, rappresenta la tradizionale struttura della musica popolare irlandese che in genere a metà brano cambia ritmica: una parte iniziale più contemplativa, una parte centrale ritmica seguita da una parte finale in cui il tempo raddoppia”.

E il processo di scrittura del brano è qualcosa di determinato o dipende dal momento? “In realtà raramente scrivo un pezzo e vado dall'inizio alla fine, prima butto giù qualche nota, le registro e le lascio lì, dopodichè se decido di finirla compongo il resto, oppure ne registro un'altra, scopro che stanno bene insieme e allora le unisco (così nel caso di questo pezzo)".
“Non c'è una regola per l'ispirazione iniziale. Il 3% è ispirazione, il 97% è tecnica (approccio classico) quindi scrivo con il piano”.

Tig Cóilí – Enrico Maria Milanesi inSoffitta